A CARTE SCOPERTE Guida didattica

Documenti Una critica serrata alla postmodernità giunge ora dall antropologo David Le Breton nel saggio Sul silenzio. Fuggire dal rumore del mondo (Cortina, pagine 278, euro 24), un vero e proprio excursus che spazia dalla filosofia alla letteratura, senza naturalmente ignorare le tradizioni spirituali e religiose. Per arrivare a giudizi severi verso «le imprese di liquidazione del silenzio che prosperano soprattutto nella civiltà occidentale, nelle nostre città, che aggiungono di volta in volta nuove imposizioni sonore, quali le musiche di sottofondo nelle stazioni della metropolitana, nei centri commerciali, nei bar e nei ristoranti, nelle hall degli alberghi (...). A tutto ciò si aggiunge il perenne flusso di parole o di suoni che ci impone la società della comunicazione, la quale ci obbliga a non essere mai soli con le sue reti sociali e i suoi smartphone che ci collegano al resto del mondo. «Il solo silenzio che la comunicazione conosca scrive Le Breton è quello del guasto, della défaillance della macchina, dell arresto di trasmissione. cessazione di tecnicità, più che emergenza di un interiorità. Il silenzio diviene allora reperto archeologico. Al tempo stesso però, il silenzio risuona come una nostalgia, fa appello al desiderio di un ascolto senza fretta del fruscio del mondo. L ubriacatura di parole rende invidiabile il riposo, il godimento di pensare. E il silenzio, da rimosso che era, acquista un valore infinito . Non c è contraddizione tra questi sentimenti. Il contesto rumoroso delle nostre metropoli ha fatto crescere negli ultimi decenni una consapevolezza dei guasti dell inquinamento acustico. Nelle città aumentano le zone pedonali ove le automobili col loro chiasso non possono accedere; i rumori di un cantiere vengono attenuati riducendo l impatto sugli abitanti del quartiere; i nuovi centri urbanistici prevedono sempre più spazi riservati al silenzio. Ai «non luoghi degli aeroporti, delle stazioni, dei centri commerciali, c è chi preferisce le isole del silenzio in cui possiamo sfuggire dal rumore e sperimentare il raccoglimento: i giardini pubblici, i luoghi di culto, persino i cimiteri diventano una possibilità di ritiro dal tumulto che ci circonda ( ) «La punteggiatura del si- lenzio dice ancora Le Breton gustata in momenti diversi dell esistenza trasferendosi in campagna o in un monastero, nel deserto o in una foresta oppure, più semplicemente, sostando in un giardino o in un parco, appare un atto ricostitutivo, un necessario tempo di riposo, prima di ritrovare il rumore . Ma dove ritrovare le fonti che ci possono accompagnare in questa riscoperta del silenzio? Certamente nella letteratura (...) ma, come detto, è nelle religioni, soprattutto nella tradizione ebraico-cristiana, che si ritrova una costante apologia del silenzio. A partire da Qohèlet, che ci ricorda che «c è un tempo per tacere e un tempo per parlare , per arrivare ai monaci e ai mistici. Sono numerosissime le citazioni portate da Le Breton a sostegno delle sue tesi. Ecco Isacco di Ninive: «Ama il silenzio: ti reca un frutto che la lingua non è in grado di descrivere . O Gregorio di Nazanzio, che di fronte all immensità di Dio chiede di elevare «un inno di silenzio . I Padri del deserto poi sono un modello della scelta a favore del silenzio: il deserto esteriore diviene la via per il deserto interiore. La solitudine, il rifiuto del mondo con le sue seduzioni è una prova di verità per l eremita, lo mette faccia a faccia con Dio e spesso con il demonio. Tutto il monachesimo, anche quello cenobitico, esprime una vita fatta di silenzi, dai pasti consumati insieme senza pronunciare una parola a una disciplina complessiva che privilegia l astensione da ogni discorso. Così, all elenco dei sette peccati capitali, il predicatore domenicano Guillaume Peyraut ne aggiunge un ottavo: il peccato della lingua. Ed è celebre la pagina delle Confessioni in cui Agostino descrive Ambrogio immerso nella lettura silenziosa: nell antichità infatti la lettura anche individuale veniva sempre fatta a voce alta. «Nel leggere, i suoi occhi correvano sulle pagine e la mente ne penetrava il concetto, mentre la lingua e la voce riposavano. Sovente lo vedemmo leggere tacito, e mai diversamente . Tratto da www.Avvenire.it Articolo di Roberto Righetto, 18 Ottobre 2018 69 #oraetlabora In questo articolo tratto da Avvenire on line sulla necessità di riscoprire il bene e l importanza del silenzio Roberto Righetto, scrittore e intellettuale italiano, presenta un saggio dell antropologo David Le Breton il quale scrive di questa virtù comunicativa oggi messa, sembrerebbe, in pericolo da una società educata al continuo rumore. 7
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