A CARTE SCOPERTE Guida didattica

Nata a Milano il 10 settembre 1930 in una famiglia ebraica, nel 1938 Liliana Segre e i suoi parenti vennero colpiti dalle leggi razziali emanate dal regime fascista, con cui vennero fortemente limitate le libertà degli Ebrei italiani. Quando la Segre aveva appena 13 anni, la sua famiglia venne arrestata a Viggiù, in provincia di Varese, e condotta in diverse carceri lombarde. Il 30 gennaio 1944 insieme alla famiglia venne deportata in treno da Milano verso il campo di sterminio nazista di Auschwitz, che raggiunse sette giorni dopo. Il I maggio del 1945 venne liberata. Fu una dei soli 25 italiani di età inferiore ai 14 anni deportati nei lager nazisti a sopravvivere, su un totale di 776. Il 19 gennaio 2018 il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha nominato Liliana Segre senatrice a vita, diventando così la prima testimone dell Olocausto italiana a ricoprire questo prestigioso incarico. to da tre momenti: prima si sentì soprattutto piangere disperatamente, poi, in una seconda fase, i più fortunati pregarono, infine ci fu una terza fase, per me quella più essenziale, la fase del silenzio, un silenzio solenne e importante: era la massima comunicazione fra persone che si amavano tanto. Poi fu l arrivo e la separazione atroce. Un gruppo di SS decideva della vita e della morte di ognuno. Da quel momento fui sola: fino a quell istante, in cui lasciai per sempre la mano di mio papà, la mia identità era stata quella di figlia; capivo confusamente nella disperata solitudine che seguì, che dovevo costruirmi una nuova identità. Ero sola, rapata, infreddolita, affamata, ero sola! Non capivo la lingua degli aguzzini e non capivo la maggior parte delle lingue parlate dalle altre prigioniere. Non avevo una spalla su cui piangere, tutto intorno a me era orrore, mi era impossibile capire dove ero capitata e perché, ero sola. Cercai allora di rifugiarmi in un mondo fantastico, mi dicevo che non ero io quella che era lì, cercavo di non vedere e di non sentire. #chiamatipernome Era il 1938 e avevo allora otto anni, quando mio papà mi disse che non avrei più potuto andare a scuola perché io ero una bambina ebrea e come tale lo stato non mi voleva più nelle sue scuole accanto agli altri bambini non Ebrei. Fu uno choc, un pugno nello stomaco. Una sensazione, innaturale per una bambina di pochi anni, mi accompagnò per lungo tempo: ero stata respinta dal mondo che mi circondava e che avevo sempre creduto amico. Per cinque anni fu una progressione continua di limitazioni man mano che leggi razziali venivano applicate e io leggevo sui visi dei miei cari l umiliazione e anche la tristezza profonda di essere considerati cittadini di serie B dopo essere stati italiani onesti per secoli e anche fedeli ufficiali nella prima guerra mondiale. Il 1943 vide me e mio papà prima fuggiaschi, poi arrestati e imprigionati. Fui sola, tredici anni, nelle carceri di Varese e di Como, poi a San Vittore con mio papà. Fui con lui su quel treno che deportò noi e altri 650 disgraziati fino ad Auschwitz. Fu un esperienza eccezionale, fu l ultima settimana delle nostre vite con i nostri cari (non lo sapevamo, naturalmente), ma c era in noi la consapevolezza grave di vivere un momento estremo, passati come bestie in un carro merci. Quel viaggio fu segna- ATTIVIT 2 a Liliana Segre Giuseppe Vico, Milena Santerini (a cura), Educare dopo Auschwitz, Milano, Vita e Pensiero, 1995, p. 115 Fate una ricerca su altri testimoni italiani della shoà: http://www.cdec.it/public/testimonianze.pdf ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................... 22
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