A CARTE SCOPERTE Guida didattica

#chiamatipernome Primo Michele Levi (Torino, 31 luglio 1919 Torino, 11 aprile 1987) è stato uno scrittore, partigiano e chimico italiano, autore di racconti, memorie, poesie e romanzi. Partigiano antifascista, il 13 dicembre 1943 venne arrestato dai nazifascisti in Valle d Aosta venendo prima mandato in un campo di raccolta di tutti gli Ebrei a Fossoli e nel febbraio dell anno successivo deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo. Scampato al lager, tornò avventurosamente in Italia, dove si dedicò con impegno al compito di raccontare le atrocità viste e subite. Il suo romanzo più famoso, sua opera d esordio, Se questo è un uomo , che racconta le sue terribili esperienze nel campo di sterminio nazista, è considerato un classico della letteratura mondiale. 2 Il viaggio non durò che una ventina di minuti. Poi l autocarro è fermato, e si è vista una grande porta, e sopra una scritta vivamente illuminata (il suo ricordo ancora mi percuote nei sogni): ARBEIT MACHT FREI, il lavoro rende liberi. Siamo scesi, ci hanno fatti entrare in una camera vasta e nuda, debolmente riscaldata. Che sete abbiamo, Il debole fruscio dell acqua nei radiatori ci rende feroci: sono quattro giorni che non beviamo. Eppure c è un rubinetto: sopra un cartello, che dice che è proibito bere perché l acqua è inquinata. Sciocchezze, a me pare ovvio che il cartello è una beffa, «essi sanno che noi moriamo di sete, e ci mettono in una camera e c è un rubinetto, e Wassertrinken verboten. Io bevo, e incito i compagni a farlo; ma devo sputare, l acqua è tiepida e dolciastra, ha odore di palude. Questo è l inferno. Oggi, ai nostri giorni, l inferno deve essere così, una camera grande e vuota, e noi stanchi stare in piedi, e c è un rubinetto che gocciola e l acqua non si può bere, e noi aspettiamo qualcosa di certamente terribile e non succede niente e continua a non succedere niente. Come pensare? Non si può più pensare, è come essere già morti. Qualcuno si siede per terra. Il tempo passa goccia a goccia. Non siamo morti; la porta si è aperta ed è entrata una SS, sta fumando. Ci guarda senza fretta, chiede: - Wer kann Deutsch? Si fa avanti uno fra noi che non ho mai visto, si chiama Flesch; sarà lui il nostro interprete. La SS fa un lungo discorso pacato: l interprete traduce. Bisogna mettersi in fila per cinque, a intervalli di due metri fra uomo e uomo; poi bisogna spogliarsi e fare un fagotto degli abiti in un certo modo, gli indumenti di lana da una parte e tutto il resto dall altra, togliersi le scarpe ma far molta attenzione di non farcele rubare. Rubare da chi? perché ci dovrebbero rubare le scarpe? e i nostri documenti, il poco che abbiamo in tasca, gli orologi? Tutti guardiamo l interprete, e l interprete interrogò il tedesco, e il tedesco fumava e lo guardò da parte a parte come se fosse stato trasparente, come se nessuno avesse parlato.[ ] Poi viene un altro tedesco, e dice di mettere le scarpe in un certo angolo, e noi le mettiamo, perché ormai è finito e ci sentiamo fuori del mondo e l unica cosa è obbedire. Viene uno con la scopa e scopa via tutte le scarpe, via fuori dalla porta in un mucchio, le mescola tutte, novantasei paia, poi saranno spaiate. La porta dà all esterno, entra un vento gelido e noi siamo nudi e ci copriamo il ventre con le braccia. Il vento sbatte e richiude la porta; il tedesco la riapre, e sta a vedere con aria assorta come ci contorciamo per ripararci dal vento uno dietro l altro; poi se ne va e la richiude. Adesso è il secondo atto. Entrano con violenza quattro con rasoi, pennelli e tosatrici, hanno pantaloni e giacche a righe, un numero cucito sul petto; forse sono della specie di quegli altri di stasera (stasera o ieri sera?); ma questi sono robusti e floridi. Noi facciamo molte domande, loro invece ci agguantano e in un momento ci troviamo rasi e tosati. Che facce goffe abbiamo senza capelli! I quattro parlano una lingua che non sembra di questo mondo, certo non è tedesco, io un poco il tedesco lo capisco. Finalmente si apre un altra porta: eccoci tutti chiusi, nudi tosati e in piedi, coi piedi nell acqua, è una sala di docce. Siamo soli, a poco a poco lo stupore si scioglie e parliamo, e tutti domandano e nessuno risponde. Se siamo nudi in una sala di docce vuol dire che faremo la doccia. Se faremo la doccia, è perché non ci ammazzano ancora. E allora perché ci fanno stare in piedi, e non ci danno da bere, e nessuno ci spiega niente, e non abbiamo né scarpe né vestiti ma siamo tutti nudi coi piedi nell acqua, e fa freddo ed è cinque giorni che viaggiamo e non possiamo neppure sederci. E le nostre donne? L ingegner Levi mi chiede se penso che anche le nostre donne siano così come noi in questo momento, e dove sono, e se le potremo rivedere. Io rispondo che si, perché lui è sposato e ha una bambina; certo le rivedremo. Ma ormai la mia idea è che tutto questo è una grande macchina per ridere di noi e vilipenderci, e poi è chiaro che ci uccidono, chi crede di vivere è pazzo, vuol dire che ci è cascato, io no, io ho capito che presto sarà finita, forse in questa stessa camera, quando si saranno annoiati di vederci nudi, ballare da un piede all altro e provare ogni tanto a sederci sul pavimento, ma ci sono tre dita d acqua fredda e non ci possiamo sedere. [ ] Riceveremo scarpe e vestiti, no, non i nostri: altre scarpe, altri vestiti, come i suoi. Ora siamo nudi perché aspettiamo la doccia e la disinfezione, le quali avranno luogo subito dopo la sveglia, perché in campo non si entra se non si fa la disinfezione. Quando abbiamo finito ciascuno è rimasto nel suo angolo, e non abbiamo osato levare gli occhi 20
A CARTE SCOPERTE Guida didattica