A CARTE SCOPERTE Guida didattica

i testimoni David Maria Turoldo i testimoni Giuseppe Turoldo nasce in provincia di Udine il 22 novembre 1916, ultimo di nove figli. A 18 anni entra come novizio nel convento dei Servi di Santa Maria a Monte Berico. Nel 1935 fa la prima professione religiosa, assumendo il nome di David Maria. Compiuti gli studi filosofici e teologici, è ordinato sacerdote a Vicenza nel 1940. l 11 Novembre 1946 si laurea in filosofia con la tesi La fatica della ragione. Per un ontologia dell uomo, diventando assistente di Gustavo Bontadini a Urbino. Dal 1943 al 1953 è predicatore ufficiale nel Duomo di Milano e lavora costantemente per i più poveri, collaborando con don Carlo Gnocchi e poi con don Zeno Saltini a Nomadelfia. A causa del suo coinvolgimento in questa esperienza e delle sue prese di posizione in campo sociopolitico gli viene imposto, alla fine del 1952, di lasciare l Italia. Inizia così il suo peregrinare: Innsbruck, Ginevra, Parigi, Monaco di Baviera, Londra e dopo un altro breve periodo a Firenze, torna a girare in Canada, Messico, Sudafrica, sempre alla ricerca di un contatto vivo con gli ultimi. Rientrato in Italia nel 1963, decide di stabilirsi a Sotto il Monte. Il vescovo di Bergamo gli affida l abbazia di Sant Egidio, a Fontanella, che ben presto diventa un importante centro di studi ecumenici. Nel 1990 gli viene diagnosticato un tumore al pancreas, ma rimane attivo fino all ultimo, continuando la sua opera poetica: nel 1991 scrive Canti ultimi e Mie notti con Qoelet. Il 21 novembre 1991 riceve il premio Lazzati. Muore a Milano il 6 febbraio 1992 e viene sepolto nel piccolo cimitero di Fontanella. LA VITA E LA MORTE La riflessione di David Maria Turoldo sulla vita umana in rapporto con Dio è anche sempre riflessione e pensiero sulla morte come incontro coll Amato. Leggiamo alcuni suoi testi. da Il dramma è Dio, BUR, 1992 «Ho pochi giorni ancora, poi devo rientrare in ospedale. Attendono altri accertamenti; ma io attendo Lei, meglio attendo Lui. Vorrei che fosse un incontro tra vecchi amici, amici che non si vedono da molto, moltissimo tempo. Eppure hanno sempre desiderato abbracciarsi, contando gli anni, e le stagioni, e i giorni Incontro che non potrà non essere anche una sorpresa, una tremenda imprevedibilità, pure se è il Tu con cui ho sempre dialogato, giorno e notte: il Tu che ho invocato, esaltato e bistrattato per strada e nella pubblica piazza, o nel segreto del cuore. Cantato e avvilito e processato in infinite circostanze; il Tu che mi stava sempre di fronte, a guardarmi, specialmente quando peccavo. E non sapevo mai se peccare era un offesa a Lui o un autodistruggermi. E Lui sempre a piangere su di me come se piangesse di se stesso . 146 da O sensi miei, BUR, 2002 AMORE E MORTE «Ma quando da morte passerò alla vita, sento già che dovrò darti ragione Signore. E come un punto sarà nella memoria questo mare di giorni. Allora avrò capito come belli erano i salmi della sera; e quanta rugiada spargevi con delicate mani, la notte, nei prati, non visto. Mi ricorderò del lichene che un giorno avevi fatto nascere sul muro diroccato del convento, e sarà come un albero immenso a coprire le macerie. Allora riudirò la dolcezza degli squilli mattutini per cui tanta malinconia sentii ad ogni incontro con la luce. Allora saprò la pazienza con cui m attendevi; e quanto mi preparavi, con amore, alle nozze . da Inquietudine dell universo, Piemme 1995 «I morti sono più vicini dei vivi, sono più presenti di noi, non ci divide neanche un foglio di carta velina; perché non c è un di qua e un di là del mistero, c è semplicemente una diversità di essere, che è molto diverso . ATTIVIT ` Cercate di esprimere in poche righe la concezione della morte che emerge dai brani analizzati. ` Discutetene in classe.
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